Logo Fondazione ISMU

 

 

Socio fondatore

Logo Fondazione Cariplo


Soci successivi

Logo Regione Lombardia

Fondazione San Carlo

Camera di Commercio, Industria e Artigianato di Milano

 

 

 

 

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Dal 2007 Fondazione Ismu è iscritta nella prima sezione del registro di cui agli artt. 52 e ss. del D.P.R. 31.8.1999, n. 394, e successive modificazioni ed integrazioni (iscrizione n. A/481/2007/MI).

Iniziative e studi sulla multietnicità

Dettagli Tesi di Laurea

 

Nome
Mara Lorenzo

nato/a
a Busto Arsizio (Varese) il 01/07/1984

Nazionalità
Italiana

Indirizzo email
lormara84@yahoo.it

Università
Milano-Bicocca

Città
Milano

Facoltà
Scienze Statistiche

Titolo
Assimilati o esclusi? Analisi delle seconde generazioni in Lombardia.

Materia
Demografia sociale

Relatore
Laura Terzera

Anno discussione tesi
2008

Contenuto
INDICE Introduzione…………………………………………………………………………3 1. Capitolo I: costruzione delle variabili e analisi descrittive….......................12 1.1 I dati dell’analisi………………..……..…………………..………….…....14 1.2 Costruzione delle variabili………………….…………………………...….14 Identità……………………………………………...……………......….14 Mantenimento legami con le proprie origini……………….……….…..16 Presenza genitori………….……………………………………………..17 Vicinanza parenti…………………………………….…….....................17 Socializzazione………..…………………………….………….…….…18 Amicizia…………………………………………….……………….…..19 Lingua……………………………………………….…………………..20 Autostima…………………………………………….……...…………..20 Percezione razzismo………………………………….………...………..20 1.3 Analisi descrittive…………………………………………………………...21 Sezione I………………………………………………………………....21 Aree di provenienza………………………………………..…21 Socializzazione……………………………………………….23 Legami con le proprie origini………………………………...23 Sezione II…………...…………………………………………...………24 Genitori e fratelli……………………………………………...24 Nonni e zii…………………………………………………….25 Sezione III…………………………………………………………….…25 Amicizia e sue tipologie………………………………………25 Lingua………………………………………………………...26 Autostima……………………………………………………..28 Razzismo……………………………………………………...28 Sezione IV: comportamento di italiani e stranieri………………………29 1.4 Analisi descrittive: la teoria di Berry……………………………………...32 Aree di provenienza…………………………………………………….36 Genere……………………………………………………………….….38 Classe frequentata……………………………………………………....38 Socializzazione………………………………………………………….39 2. Capitolo II: regressione logistica multinomiale……………………………...41 2.1 La variabile dipendente………………………………………………….…41 2.2 Le variabili esplicative considerate………………………………………...42 2.3 Il modello…………………………………………………………………..43 2.4 I risultati dei modelli……………………………………………………….45 Modello I: parzialmente integrati……………………………..….……..45 Modello II : integrati……………………………………………………46 Conclusioni…………………………………………………………………………49 Bibliografia………………………………………...……………………………….63 INTRODUZIONE L’Italia è sempre stata nota nel secolo appena trascorso come paese di forte emigrazione, ma dagli inizi degli anni Settanta si è osservata la formazione di due prime grandi correnti di immigrati, una di lavoratori agricoli provenienti in misura consistente dalla Tunisia e l’altra di donne impegnate nel lavoro domestico e provenienti soprattutto dall’America Latina e dalle ex colonie. La consacrazione definitiva a paese di immigrazione per l’Italia, tuttavia, è arrivata solo con il censimento del 1981, dal quale è emerso un maggior numero di entrate rispetto alle uscite. Il flusso di immigrati è poi proseguito in modo continuativo nel corso degli ultimi due decenni e con esso è aumentato anche il numero di paesi di provenienza e quindi la complessità del fenomeno migratorio stesso. Le motivazioni che hanno portano alla nascita di tale fenomeno sono di tipo sia economico che politico-sociale e, per certe provenienze, sono state accentuate anche dalla vicinanza geografica. Il veloce sviluppo e la grande espansione del fenomeno sono da addurre non solo all’incrementarsi dei flussi in entrata, ma anche al ricongiungimento famigliare che nella legislazione migratoria ha avuto sempre ampio spazio. In particolare i minori stranieri sono passati da circa 50mila dei primi anni Novanta ai 400mila attuali e il peso relativo della componente straniera nata nel nostro paese è passato dal 2% sempre dei primi anni Novanta all’attuale 10%. Riguardo alla distribuzione territoriale dai dati anagrafici al 1 gennaio 2006 risulta che la maggiore concentrazione di minori stranieri sia da attribuirsi alla Lombardia con il 25%, seguita da Veneto ed Emilia Romagna con circa il 12%: primo fra tutti il Nord Africa, seguito da ex-Jugoslavia, Asia (Pakistan e Cina) e Africa sub-sahariana (G. C. Blangiardo, 2006). La costante crescita del contingente dei figli di immigrati, cioè le seconde generazioni, con la loro presenza nel nostro paese hanno fatto emergere aspetti fondamentali per l’integrazione sociale finora trascurati. In questo lavoro l’attenzione viene focalizzata sugli adolescenti, in quanto sono nell’età fondamentale per la formazione di un’identità personale e per le scelte future. Per i giovani immigrati queste due questioni sono particolarmente critiche per la loro condizione di stranieri, spesso etichettati e a volte visti con timore, condizione che crea numerosi ostacoli sui loro percorsi di inserimento sociale. In questo faticoso percorso di definizione della propria identità, si possono individuare infatti tre elementi che contribuiscono ad accrescere il disagio identitario: • l’esperienza che essi si trovano a vivere non deriva da una scelta personale, ma è un progetto “imposto” e incerto, deciso dai genitori, nel quale i ragazzi si trovano forzatamente coinvolti; • le diverse proposte identitarie con cui entrano in contatto durante il processo di socializzazione si scontrano e sovrappongono tra loro creando un forte impatto sui ragazzi stessi che spesso non sono debitamente supportati in questo processo; • essi si trovano a dover costruire la propria identità in una società in cui la loro presenza e i loro interessi sono scarsamente considerati e dove le prospettive di integrazione non sono né esplicite né univoche; cioè essi risultano “quasi invisibili” in quanto a diritti, mentre troppo visibili per l’aspetto fisico e le tradizioni che portano con sé; questi due aspetti contradditori portano spesso a comportamenti estremi di eccessiva esibizione o disperata invisibilità. Il processo di definizione dell’identità deve perciò tenere conto sia della componente individuale che di quella sociale, infatti la formazione dell’identità avviene tramite il continuo confronto tra uguaglianza e diversità, cioè tra ciò che è percepito come propria esperienza e ciò che viene proposto dall’ambiente sociale. I minori stranieri si trovano quindi a dover confrontare diverse ipotesi d’identità etnica nel corso della loro socializzazione: quella originaria, quella del paese d’arrivo, quella che nel paese di partenza si ritiene di poter trovare nel paese d’arrivo e quella che la famiglia pensa di riscontrare arrivando nel nuovo paese. Queste proposte poggiano quindi su differenti legami relazionali ed è importante per capire i motivi che spingono a scegliere una piuttosto che un’altra; ogni scelta, però, se non è adeguatamente gestita, rischia di compromettere in maniera seria l’intero processo di integrazione. In letteratura (G. G. Valtolina; 2006) vengono definiti quattro possibili processi di formazione dell’identità culturale da parte delle seconde generazioni: 1) Resistenza culturale o “identità reattiva” (separazione) Il minore assume un atteggiamento di resistenza nei confronti della società d’arrivo, facendo riferimento prevalentemente, o esclusivamente, alla cultura ed alla identità etnica originaria impersonata dai genitori, accettandone i molteplici aspetti che vanno dall’abbigliamento al modo di comportarsi nella società; in tale ottica anche le amicizie risultano ridotte al minimo nei confronti dei coetanei non connazionali. Questo processo conduce così alla formazione di sottogruppi che portano alla nascita di comunità incapsulate, isolate, anche geograficamente, in quartieri etnici. Molteplici sono i fattori che conducono a questa scelta, tra i quali si possono includere: forti legami con i genitori, prolungate presenze nel paese d’origine, esistenza di forti vincoli affettivi con il paese d’origine, nel quale risiedono ancora persone a cui sono affettivamente legati (in particolare si è osservata una forte incidenza nel caso di presenza di nonni). Un altro elemento è rappresentato dalla presenza nel paese d’arrivo di una comunità di connazionali ben inserita o comunque capace di valorizzare l’appartenenza etnica (un esempio può essere quello dei cinesi). Infine, ma non meno importante, tale scelta potrebbe essere una conseguenza imposta alle molte difficoltà che l’adolescente incontra durante l’inserimento dovute a possibili atteggiamenti discriminatori. 2) Assimilazione Questo processo è la naturale antitesi della resistenza, cioè l’adolescente rinnega con forza la propria cultura d’origine aderendo pienamente alla proposta identitaria del paese ospitante. In taluni casi si riscontra anche una “socializzazione anticipatoria”, cioè gli aspiranti emigranti acquisiscono già nei loro paesi i valori e le tradizioni del paese d’arrivo, grazie alla capillare diffusione dei media (un esempio può essere quello degli albanesi). Anche le motivazioni che spingono verso questo modello identitario risultano nettamente contrapposte a quelle della resistenza culturale, infatti tale scelta è maggiormente effettuata da coloro che non sono nati nel paese d’origine, o che vi hanno vissuto pochissimi anni, e per i quali tale paese non rappresenta un significativo punto di ancoraggio affettivo. Inoltre essa potrebbe essere facilitata da un acceso conflitto con i genitori, che vengono percepiti come sconfitti e perdenti. E’ stato rilevato però che tale processo rappresenta una rottura e un rinnegamento della propria origine che può provocare, tramite la perdita di ancoraggio psichico, fenomeni depressivi o comunque di insicurezza. 3) Emarginazione Questa situazione secondo il Valtolina è purtroppo la più frequente tra i minori stranieri, tanto che spesso viene vista come la condizione naturale. Essa consiste nel vivere ai margini sia della cultura d’origine che di quella d’arrivo, ovvero è l’incapacità di costruire una reale proposta identitaria alternativa. I minori, infatti, non sentono di appartenere a nessuna delle due culture e si collocano passivamente in una situazione intermedia incapaci di una scelta tra affetti familiari ed emancipazione. Risulta così prevalere soltanto la confusione, spesso espressa tramite un bilinguismo imperfetto, cioè l’incapacità di parlare correttamente almeno una delle due lingue anche dopo molti anni. Causa di questa situazione spesso è l’incertezza da parte dei genitori a proposito dei loro progetti futuri. Bisogna però sottolineare una distinzione, in quanto, esistono due tipi di marginalità. Quella finora descritta viene chiamata marginalità da frustrazione, mentre esiste anche la marginalità di passaggio, che è intesa come una fase di un più complesso processo di cambiamento verso una nuova identità. 4) Doppia eticità (integrazione) Vi è infine la possibilità che il minore scelga di mantenere entrambe le identità etniche. Tale scelta è il risultato di un continuo confronto tra la famiglia e la società, che non porta ad una decisione definitiva, ma ad un costante processo di selezione ed adeguamento. In questo modo l’adolescente riesce a costruire una nuova identità grazie ad un processo di armonizzazione e integrazione dei valori delle due differenti culture, sviluppando quindi un senso di duplice appartenenza. Ciò è favorito dalla buona integrazione dei famigliari, che aiutano i figli in un processo di sviluppo che non nega alcuni aspetti della cultura originaria, ma notevole importanza assume anche la società d’accoglienza. La doppia etnicità è considerata la soluzione ideale, in quanto permette non solo un maggiore equilibrio, ma anche una solida capacità critica, una lucida obiettività ed una fine sensibilità. Questa situazione però, nella maggior parte dei casi, rimane solo una aspirazione difficilmente realizzabile e riscontrabile in prevalenza tra coloro che vengono definiti dalle cosiddette “identità con il trattino” (italo-americani, italo-canadesi, …), cioè i figli di coppie miste, nelle quali almeno uno dei genitori svolge un ruolo importante di mediazione culturale. Questo processo è perciò più difficile nel confronto diretto tra etnicità proposta dalla famiglia e quella proposta dal paese ospite. Vi è inoltre un’ultima possibilità che è stata formulata molto recentemente a seguito di uno studio sugli ultimi flussi migratori negli Stati Uniti ed in particolare in Florida e California: l’assimilazione segmentata. Questo studio, lungo e articolato, che è durato circa dieci anni con una suddivisione in tre fasi successive, parte dalla constatazione che il punto di partenza non sia se le seconde generazioni si integreranno nel nuovo paese, ma a quale segmento della società esse finiranno con l’appartenere. La teoria elaborata vede la possibile scelta tra tre percorsi, dei quali, i primi due portano ad una mobilità ascendente, mentre il terzo ad una discendente: • upward assimilation (assimilazione verso l’alto), è un processo lineare che porta ad avere alti livelli di istruzione e di inserimento lavorativo nel quale l’appartenenza etnica viene vissuta come scelta personale; • selective assimilation (assimilazione selettiva), avviene all’interno dei gruppi etnici, nei quali i giovani attingono al capitale sociale del gruppo di appartenenza e usufruiscono delle risorse occupazionali disponibili sviluppando un forte attaccamento ai valori culturali d’origine. • downward assimilation (assimilazione verso il basso), è tipica dei contesti poveri e degradati attraverso i quali si ha la riproduzione dell’impoverimento delle minoranze. Per queste persone l’appartenenza etnica non è né una scelta personale né fonte di avanzamento sociale, ma un marchio permanente di subordinazione. Si potrebbe dire che anche in questo caso è un’assimilazione lineare ma in termini negativi. Gli autori di questo studio (A. Portes, R. Rumbaut; 2005) hanno individuato quattro fattori fondamentali determinanti nella scelta dei diversi percorsi: la storia della prima generazione, le differenze che intercorrono tra il processo di acculturazione dei genitori e quello dei figli dovuto alle mutate condizioni ambientali e in rapporto alle normative riguardanti l’integrazione, gli ostacoli culturali ed economici incontrati dalle seconde generazioni e infine le risorse della famiglia e della comunità nel far fronte a tali ostacoli. Questi fattori dipendono essi stessi da un complesso insieme di elementi sociali ed individuali raggruppabili in due categorie:  fattori pregressi: il capitale umano della famiglia, i modi di incorporazione vissuti, cioè il modo di rapportarsi e di inserirsi nella cultura del nuovo paese, e la struttura della famiglia, con particolare attenzione ai rapporti intergenerazionali.  ostacoli esterni: la discriminazione razziale, la progressiva divaricazione del mercato del lavoro che tende a produrre una sempre maggiore polarizzazione ineguale delle occupazioni disponibili, e i pericoli connessi agli stili di vita propri delle sottoculture del ghetto che sono in grado di esercitare forti influenze negative. Sempre all’interno dell’ambito famigliare viene concentrata l’attenzione sul divario intergenerazionale di acculturazione, ovvero il differente grado con cui genitori e figli interiorizzano il modello culturale del paese ospitante, e che esercita un peso significativo nel condizionare il tipo di processo di assimilazione. Vengono quindi individuati i seguenti tipi di acculturazione: Tipi di acculturazione I bambini imparano la lingua, gli usi e i costumi della società ospite I genitori imparano la lingua, gli usi e i costumi della società ospite I bambini si inseriscono nella comunità etnica I genitori si inseriscono nella comunità etnica Acculturazione consonante + + - - Resistenza consonante all’acculturazione - - + + Acculturazione dissonante 1 + - - + Acculturazione dissonante 2 + - - - Acculturazione selettiva + + + + Bisogna però osservare che le forme dissonanti di acculturazione non portano inevitabilmente all’assimilazione verso il basso, anche se coloro che crescono in un clima familiare in cui l’autorità genitoriale è debole sono maggiormente esposti a rischi. L’analisi qui condotta vuole essere un’indagine esplorativa, anche alla luce delle teorie esposte, riguardo al processo di formazione dell’identità culturale e quindi del tipo di integrazione/esclusione che sta caratterizzando le giovani seconde generazioni della recente immigrazione italiana; in particolare i dati fanno riferimento ai giovani presenti nel contesto lombardo. A tale scopo si vogliono ricercare quali sono gli aspetti che possono influenzare più significativamente la scelta dell’identità da parte degli adolescenti in questione. Nel primo capitolo affronteremo le analisi descrittive che ci permetteranno di individuare gli aspetti che apportano un maggiore contributo a tale scelta e che verranno così suddivisi: Sezione I: • l’area di provenienza; • i legami che vengono mantenuti con il paese d’origine; • il luogo dove è avvenuto l’inserimento nella società. Sezione II: l’importanza della famiglia. Sezione III: • il tipo di amicizie e la loro numerosità; • la conoscenza della lingua italiana; • il livello di autostima; • la percezione del razzismo. Sezione IV: il comportamento di italiani e stranieri nella nostra società e tra loro. Individuati quindi tali elementi maggiormente rilevanti, li approfondiremo nel secondo capitolo effettuando una analisi tramite regressione logistica multinomiale; infine nelle ultime pagine vedremo a quali conclusioni ci ha portato questo lavoro. CAPITOLO I: costruzione delle variabili e analisi descrittive Come è stato già spiegato nella parte introduttiva, analizzeremo tramite tabelle di contingenza le possibili influenze di singoli aspetti sulla decisione di accettare o meno l’identità italiana. Nella prima parte verifichiamo se esistono delle differenze in base all’area di provenienza perché è possibile che da certe zone si decida di emigrare solo temporaneamente, per motivi diversi, quali, ad esempio, trovare lavoro e mettere da parte una certa somma di denaro per poi fare ritorno nel paese d’origine. Mentre, da altre zone, molto povere e quindi non adatte ad un futuro sereno e prospero, si decide di emigrare definitivamente ed iniziare una nuova vita in un paese più florido. In particolare l’attenzione verrà focalizzata sui principali paesi d’origine. Un altro aspetto inerente al paese d’origine è il legame che la famiglia migrante mantiene con esso attraverso brevi rientri (per esempio durante le vacanze) o grazie alla frequentazione di connazionali. Questo elemento è importante perché indica una volontà di mantenere rapporti con i compatrioti e quindi di non abbandonare la cultura originaria; ciò può esercitare una pressione sull’adolescente, il quale si trova a dover conciliare culture e valori diversi. Il terzo aspetto è quello della socializzazione in Italia, cioè il processo attraverso il quale il bambino è entrato a contatto con la società imparando a conoscerla. Nella seconda sezione si è ritenuto opportuno approfondire gli aspetti legati all’ambito famigliare, dal quale i bambini assorbono in misura più rilevante i giudizi perché derivano da persone nelle quali essi ripongono un elevato livello di fiducia. Si è quindi inizialmente osservato il loro parere in presenza o assenza di fratelli o sorelle che vivono con loro e, se gli adulti di riferimento fossero entrambi i genitori o solamente uno; successivamente si è ampliato l’ambito famigliare analizzando la presenza o meno di nonni e zii. Infatti, se questi vivono nelle vicinanze, si ipotizza che la migrazione sia stata una decisione famigliare e quindi la prospettiva sarà quella di rimanere nel nuovo paese, integrandosi, mentre se i parenti non vivono vicino o sono rimasti nel paese d’origine si tiene aperta una possibilità di ritorno, almeno durante i periodi di vacanza, prospettiva che favorisce l’ancoraggio alla cultura d’origine. Dopo questo primo approccio, nel quale si affrontano i fattori che hanno maggiore probabilità di risultare importanti per i bambini, si procede nella terza parte con altri elementi più strettamente inerenti al bambino. Il primo di essi è rappresentato dalle amicizie, poiché il loro numero è determinante per le idee con il quale il bambino viene a contatto e, successivamente, se si tratta in numero maggiore di amici italiani o stranieri che possono presentare pareri tra loro molto differenti. Per la tipologia di amicizie si è fatto riferimento alla domanda E7 (Hai più amici italiani o stranieri?). Si analizza poi la conoscenza della lingua italiana che può rappresentare un buon indicatore della volontà di apprendere la cultura italiana. Gli ultimi due elementi che vengono affrontati in questa parte sono la stima che il bambino ha di sé e la percezione di un sentimento discriminatorio da parte degli italiani. Il primo produce nel ragazzo una maggiore o minore determinazione a portare fino in fondo i suoi obiettivi; mentre il secondo porta a conseguenze abbastanza ovvie, perché un bambino che si vede non accettato difficilmente insisterà nell’ottenimento di una identità italiana. Nell’ultima sezione si osserva come vengono percepiti i diversi comportamenti, cioè quello degli italiani, quello degli stranieri in Italia, quello degli italiani nei confronti degli stranieri, per i quali si è fatto riferimento alle tre domande dicotomiche:  F14 (ti piace come si comportano gli italiani?)  F15 (ti piace come si comportano gli stranieri in Italia?)  F16 (ti piace come gli italiani si comportano con gli stranieri che vivono in Italia?). Ancora, sono state analizzate le seguenti variabili: F19 (gli adulti che vivono con te si lamentano del comportamento degli italiani?) e F20 (gli adulti che vivono con te si lamentano del comportamento degli stranieri in Italia?), entrambe presentano quattro modalità (mai, a volte, spesso e molto spesso). Questa sezione evidenzia il giudizio dell’adolescente dal quale si possono comprendere più facilmente le sue decisioni, inoltre ci indica, in modo abbastanza diretto, il giudizio dei genitori e quindi l’influenza che esso esercita sul minore. 1.1) I dati dell’analisi La popolazione in esame è composta da 2776 bambini di origine straniera delle scuole secondarie di primo grado, di cui 1502 maschi e 1250 femmine. Il 34.7%, cioè la maggior parte di essi, proviene dall’Europa dell’est, il 20.9% dall’Asia, il 19.5% dall’America Latina, il 16.6% dal Nord Africa e infine l’8.4% dal resto dell’Africa. 1.2) Costruzione delle variabili “ IDENTITA’ ” Per costruire la variabile dipendente vengono utilizzate quattro domande: A14 (Ti senti italiano), F3 (L’Italia è il paese dove si vive meglio), F9 (A volte mi sento imbarazzato perché i miei genitori vivono in modo diverso) ed F13 (Le mie idee sono diverse da quelle degli adulti che vivono con me). Per ottenere la variabile finale sono stati effettuati quattro differenti passaggi che hanno portato alla formazione di tre variabili intermedie. In un primo tempo si è proceduto a sommare le variabili F9 ed F13, le quali si presentano con quattro modalità (molto d’accordo, abbastanza d’accordo, poco d’accordo, non d’accordo), ottenendo così la nuova variabile “accettazione origini”. Questa variabile assume valori da 2 a 8, che, osservando la distribuzione di frequenza, vengono così ricodificati: da 2 a 4 = 1 non accettazione delle proprie origini, 5 = 2 poca accettazione delle origini, 6 = 3 accetta abbastanza origini, 7 e 8 = 4 completa accettazione origini. A questa variabile viene successivamente sommata anche la variabile F3, che presenta la medesima struttura di F9 ed F13. Tale operazione può essere effettuata senza problemi poiché la suddetta variabile (F3) mantiene lo stesso verso di interpretazione delle precedenti. Da questa ulteriore somma si ottengono nuovamente valori da 2 a 8 relativi ad una nuova variabile che viene chiamata “accettazione Italia” e che, questa volta, vengono ricodificati nel seguente modo: da 2 a 3=1 mi sento italiano, 4=2 mi sento abbastanza italiano, 5=3 mi sento poco italiano, da 6 a 8=4 non mi sento italiano. Viene poi considerata la variabile A14, che però è strutturata in maniera differente, poiché presenta le modalità si, no e non sa; risulta così indispensabile la sua ricodifica per poter effettuare la somma con la variabile accettazione Italia. Quindi si procede alla somma dalla quale si ottiene la variabile dipendente indicatrice dell’identità personale del minore immigrato. I valori risultanti sono compresi tra 2 e 7 e vengono ricodificati, sempre con l’ausilio delle distribuzioni di frequenza, in quattro modalità: mi sento italiano, mi sento abbastanza italiano, mi sento poco italiano e non mi sento italiano. La variabile di riferimento dell’analisi, con la quale si cercherà di scoprire quali sono le possibili influenze che portano l’adolescente immigrato alla scelta della sua identità etnica, e quindi alla sua maggiore o minore integrazione nella società d’accoglienza, presenta la seguente distribuzione: Tabella 1-Distribuzione di frequenza della variabile dipendente “identità” Valori Percentuale Mi sento italiano 22.6 Mi sento abbastanza italiano 20.0 Mi sento poco italiano 21.1 Non mi sento italiano 27.3 Totale 91.0 Mancanti 9.0 Totale 100.0 “Mantenimento legami con le proprie origini” Si considerano le domande E14 (vai a riunioni, feste o incontri fra persone che vengono dal paese o dalla regione dei tuoi genitori?) e G29 (l’estate scorsa, sei tornato/a nella nazione o regione da dove vengono i tuoi genitori?). Esse presentano differente struttura: E14 G29 1 = noi siamo di qui 1 = si 2 = mai 2 = no 3 = a volte 3 = i miei genitori sono di qui 4 = spesso 5 = molto spesso Poiché ai fini della nostra analisi non interessano coloro che dicono di essere di qui, cioè italiani, reimputiamo come valori mancanti la risposta “noi siamo di qui” per la E14 e la risposta “i miei genitori sono di qui” per la G29. Questa operazione sarà fonte di una leggera perdita informativa e quindi di significatività dei risultati dovuta ad un numero consistente di valori mancanti (20.2%). La variabile viene perciò costruita avvalendosi della tavola di contingenza risultante dalle due variabili precedenti: 1 molto alto Va spesso o molto spesso alle riunioni e l’estate scorsa è tornato nel paese d’origine 2 alto Va a volte alle riunioni e l’estate scorsa è tornato nel paese d’origine 3 medio Va spesso o molto spesso alle riunioni, ma l’estate scorsa non è tornato nel paese d’origine Non va mai alle riunioni, ma l’estate scorsa è tornato nel paese d’origine 4 basso Va alle riunioni raramente e non è tornato nel paese d’origine la scorsa estate 5 molto basso Non va mai alle riunioni e non è tornato nel paese d’origine la scorsa estate “Presenza genitori” Partendo dalle domande B1 (Chi è questa donna?) e C1 (Chi è quest’uomo?) per le quali erano previste le risposte mia/o mamma/papà, mia/o nonna/o o mia/o zia/o, un altro parente e un’altra persona non mia parente, si crea una nuova variabile che rappresenti il legame di parentela degli adulti di riferimento. Successivamente si ricodifica ulteriormente la variabile ottenuta unendola in tre categorie che mostrino la presenza/assenza dei genitori (pres_gen). Adulti di riferimento Presenza genitori 1 Entrambi genitori 1 Entrambi genitori 2 Madre ma non padre 3 Padre ma non madre 2 Un solo genitore 4 Entrambi parenti 5 Donna parente e uomo non parente o uomo parente e donna non parente 6 Entrambi non parenti 3 Nessun genitore E’ stata inoltre utilizzata nell’analisi la domanda D1 (Vivi con qualche fratello o sorella?), dicotomica (si, no). “Vicinanza parenti” Consideriamo le domande D9 (il nonno o la nonna che abita più vicino alla tua casa, a che distanza è?) e D10 (lo zio o la zia che abita più vicino alla tua casa, a che distanza è?). Le modifichiamo in modo da avere 3 sole modalità più chiare: D9 e D10 Nuove variabili 2 = abita proprio con noi 3 = abita vicinissimo a noi 4 = a meno di un chilometro 1 = forte (vicinanza) (< 1 km) 5 = a meno di 10 chilometri 6 = a più di 10 chilometri, ma in Lombardia 7 = in un’altra regione, ma in Italia 2 = debole (vicinanza) (> 1 km, ma in Italia) 1 = purtroppo, non ho nonni/zii vivi 8 = in un’altra nazione 3 = altra nazione/morti Costruite queste due variabili, per crearne una sola riassuntiva, le incrociamo in una tavola di contingenza grazie alla quale la nuova variabile legami parentali assume quattro valori: molto forte, forte, debole, assente, così ottenuti: 1 Nonni e zii vicini 2 Nonni vicini e zii lontani o assenti Zii vicini e nonni lontani o assenti 3 Nonni e zii lontani Nonni assenti e zii lontani o viceversa 4 Nonni e zii assenti “Socializzazione” Per costruire questa nuova variabile sono state usate l’età del bambino e la domanda A13 (Da quanto tempo vivi in Italia?). La variabile socializzazione assume quindi tre modalità: • 1) socializzazione italiana (arrivo prescolare)  età compresa tra i 10 e i 19 anni e residenti da sempre in Italia  età compresa tra 11 e 15 anni e residenti in Italia da almeno 10 anni  11 o 12 anni e residenti in Italia da minimo 5 e massimo 9 anni • 2) socializzazione in parte italiana (arrivo prima dei 10 anni)  più di 16 anni e residenti in Italia da almeno 10 anni  più di 13 anni e residenti in Italia da minimo 5 e massimo 9 anni  11 o 12 anni e residenti in Italia da 3 o 4 anni • 3) socializzazione altrove  Più di 13 anni e residenti in Italia da 3 o 4 anni  Più di 11 anni e residenti in Italia da meno di 2 anni. “Amicizia” Sono state considerate le domande E5 ed E11 per gli italiani, E6 e E12 per gli stranieri. E5 (hai amici italiani?) ed E6 (hai amici stranieri?) sono due variabili dicotomiche: 1=si, 2=no; mentre E11 (ti vedi con i tuoi amici italiani, fuori scuola?) ed E12 (ti vedi con i tuoi amici stranieri, fuori scuola?) presentano 4 modalità: 1=mai, 2=a volte, 3=spesso, 4=sempre. Si costruiscono innanzitutto due distinti indicatori (amicizia italiani e amicizia stranieri), che rappresentano il grado di frequentazione, nel primo caso di amici italiani e nel secondo caso di quelli stranieri, con il seguente criterio: 1) non ha amici italiani/stranieri e non li frequenta mai fuori scuola oppure li ha ma non li frequenta mai fuori scuola 2) ha amici italiani/stranieri e li frequenta a volte fuori scuola 3) ha amici italiani/stranieri e li frequenta spesso o sempre fuori scuola. La variabile desiderata è stata quindi realizzata incrociando i due indicatori in una tabella di contingenza, tramite la quale si è così proceduto: 1 molti amici Presenza amici sia italiani che stranieri 2 abbastanza amici Parziale presenza amici italiani e presenza stranieri o viceversa 3 pochi amici Assenza italiani e presenza stranieri o viceversa 4 nessun amico Presenza parziale italiani e stranieri Assenza italiani e parziale presenza stranieri o viceversa Assenza italiani e stranieri “Lingua” Per costruire questa variabile sono state sommate quattro variabili, alle quali è stato però attribuito un peso differente a seconda della difficoltà che comportano: lingua = 0.5 * A16 + 1 * A17 + 1.5 * A18 + 2 * A19. Le domande considerate sono:  A16 = Capisci l’italiano?  A17 = Sai parlare l’italiano?  A18 = Sai leggere l’italiano?  A19 = Sai scrivere in italiano? Le quattro variabili di partenza assumono i valori 1=no, 2=non molto, 3=abbastanza, 4=si, mentre la variabile lingua è continua con punteggi da 5 a 20. Per maggiore chiarezza essa viene poi suddivisa in due valori (alta e bassa) facendo sempre riferimento alla distribuzione di frequenza. “Autostima” Vengono considerate le domande F1 (sono soddisfatto/a di me) e F2 (posso fare tutto ciò che fanno le persone della mia età) che hanno 4 modalità (1= molto d’accordo, 2=abbastanza d’accordo, 3=poco d’accordo, 4=non d’accordo) delle quali viene calcolata la media. Dalla distribuzione di frequenza si ricavano le seguenti modalità: 1 = molto alta, 1.5 = alta, 2 = media, 2.5 = bassa, 3 = molto bassa. “Percezione razzismo” Vengono considerate le domande: F4 (gli stranieri in Italia sono sfavoriti per molte cose), F5 (in Italia, il colore della pelle conta) ed F8 (gli italiani si sentono superiori agli stranieri) che assumono quattro modalità (molto d’accordo, abbastanza d’accordo, poco d’accordo, non d’accordo). Tra esse viene calcolata la media. In base alla distribuzione di frequenza si decide di ripartirli in: alta, media e bassa . 1.3) Analisi descrittive Sezione I AREE DI PROVENIENZA Tabella 2-Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alle macroaree di provenienza e sesso Macroaree di provenienza Est Europa Asia Nord Africa Altri Africa America Latina Sesso Sesso Sesso Sesso Sesso M F M F M F M F M F Mi sento italiano 24.4 23.8 30.7 29.4 24.5 27.5 32.1 21.7 19.2 17.3 Mi sento abbastanza italiano 19.6 23.5 26.3 17.6 26.4 18.1 16.0 24.5 25.5 20.3 Mi sento poco italiano 26.9 22.8 23.3 24.9 24.0 25.4 24.5 22.6 20.3 16.0 Non mi sento italiano 29.1 29.9 19.6 28.1 25.0 29.0 27.4 31.1 35.1 46.4 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 I ragazzi provenienti dall’est Europa si trovano d’accordo nel rifiutare l’identità italiana, con percentuale leggermente più elevata per i maschi (57%) rispetto alle femmine (53%), cosa che avviene anche per i latino americani ma con percentuali decisamente superiori: i maschi raggiungono il 55%, mentre le femmine superano addirittura il 60% dimostrando una ferma decisione in tal senso. I nord africani maschi presentano un andamento equilibrato e quindi un parere non ben definito, infatti le percentuali all’interno di ogni categoria sono all’incirca simili e si attestano intorno al 25%. Invece le femmine risultano essere molto nette nel desiderio di non essere considerate italiane (54%). Gli asiatici, invece, presentano scelte molto simili al resto degli africani, ma differenze di genere: i maschi preferiscono essere ritenuti italiani, mentre le femmine l’esatto opposto. Tabella 3- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alle principali nazionalità dei bambini e al sesso Nazionalità alunni Albania Romania Filippine India Pakistan Marocco Ecuador Perù M F M F M F M F M F M F M F M F Mi sento italiano 23.2 25.0 21.8 17.0 29.8 32.9 33.0 27.0 33.3 25.9 24.7 31.8 22.6 16.1 14.8 28.1 Mi sento abbastanza italiano 20.4 24.4 21.8 21.3 26.3 17.6 22.9 15.9 25.9 22.2 26.7 20.5 26.9 18.4 24.6 8.8 Mi sento poco italiano 27.0 23.2 25.8 26.6 26.3 18.8 24.8 28.6 18.5 33.3 22.0 18.9 15.1 13.8 23.0 19.3 Non mi sento italiano 29.4 27.4 30.6 35.1 17.5 30.6 19.3 28.6 22.2 18.5 26.7 28.8 35.5 51.7 37.7 43.9 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 Focalizzando l’attenzione sulle singole nazioni dalle quali provengono i maggiori flussi si ricavano alcune informazioni interessanti. Ecuador e Perù presentano valori estremamente elevati per entrambi i sessi tra coloro che rifiutano l’identità italiana. Tali percentuali arrivano addirittura al 65% per le femmine ecuadoregne. Negli altri paesi invece la situazione è di sostanziale indecisione, cioè i valori non variano molto, anche per quanto riguarda il sesso; emerge però che i maschi sembrano leggermente più decisi, in particolare albanesi e rumeni non sono favorevoli, mentre filippini, indiani e pakistani sono contrari. Da sottolineare che le uniche femmine che dimostrano una parziale sicurezza sono le rumene che come i maschi sono contrarie, infatti le percentuali della Romania sono le uniche di questo gruppo ad essere un po’ più elevate assestandosi sul 60%. SOCIALIZZAZIONE Tabella 4- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alla socializzazione Tipo di socializzazione dei bambini Italiana (arrivo prescolare) In parte italiana (arrivo prima 10 anni) Altrove Mi sento italiano 29,9 26,2 19,4 Mi sento abbastanza italiano 22,0 22,6 22,0 Mi sento poco italiano 25,5 22,4 21,7 Non mi sento italiano 22,7 28,8 36,8 Totale 100,0 100,0 100,0 Effettuando una lettura trasversale emerge un interessante trend negativo, ovvero al diminuire del periodo di socializzazione italiana aumenta il desiderio di allontanarsi dalla nostra identità alla quale i ragazzi sentono di non appartenere. Infatti tra coloro con completa socializzazione italiana solo il 48% è contrario alla identità italiana, cifra che cresce al 51% tra quelli con parziale socializzazione italiana e al 59% tra coloro con completa socializzazione straniera. LEGAMI CON LE PROPRIE ORIGINI Tabella 5- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto ai legami con le proprie origini Mantenimento legami con le proprie origini Molto alto Alto Medio Basso Molto basso Mi sento italiano 23.1 24.3 23.6 26.7 26.1 Mi sento abbastanza italiano 21.3 23.6 22.2 19.9 21.9 Mi sento poco italiano 21.6 22.6 23.4 25.9 23.5 Non mi sento italiano 34.0 29.4 30.8 27.5 30.0 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 Il fatto di mantenere o meno i legami con il proprio paese d’origine non è rilevante per quanto riguarda la scelta dell’identità da parte del bambino, perché non emerge alcuna differenza a seconda della decisione presa a proposito dei legami. Indipendentemente dalle categorie, infatti, i giovani immigrati sono sempre più decisi a non assimilarsi all’identità italiana, mostrando valori percentuali a supporto di questa tesi compresi tra il 52% e il 56%. Sezione II LA FAMIGLIA Genitori e fratelli Tabella 6 - Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alla presenza di genitori e fratelli Presenza/assenza genitori Entrambi genitori Un solo genitore Hai fratelli o sorelle che non vivono con te? Hai fratelli o sorelle che non vivono con te? Si No Si No Mi sento italiano 28,5 23,9 22,0 24,9 Mi sento abbastanza italiano 22,3 21,3 26,3 22,0 Mi sento poco italiano 22,6 25,2 15,3 17,8 Non mi sento italiano 26,6 29,5 36,4 35,3 Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 La presenza di famigliari stretti, quali genitori e fratelli non evidenzia, come atteso, influenze rilevanti. Dove c’è solo un genitore, sia in presenza dei fratelli sia in loro assenza, per il 52% gli immigrati non si considerano italiani, tuttavia sono una percentuale non irrilevante coloro che pensano l’opposto. Alla presenza di entrambi i genitori vi è invece una leggera tendenza a mostrare una preferenza verso l’identità italiana da parte di coloro che vivono con i fratelli (51%), anche se i valori sono equamente distribuiti all’interno delle classi identitarie. D’altra parte, coloro che non vivono con i fratelli si assimilano sempre a quelli che rifiutano la nostra identità, pur sottolineando che non sono trascurabili quelli che si vogliono assimilare. Nonni e zii Tabella 7- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alla distanza dei parenti Vicinanza parenti Molto forte Forte Debole Altra nazione/morti Mi sento italiano 26.1 24.0 23.7 26.4 Mi sento abbastanza italiano 26.1 20.4 24.6 21.1 Mi sento poco italiano 19.5 25.9 21.3 21.9 Non mi sento italiano 28.4 29.8 30.5 30.6 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 La stessa tendenza è confermata anche dall’influenza che hanno nonni e zii, che, indipendentemente dalla vicinanza o lontananza, non sono determinanti in nessun modo nella scelta dell’identità dei loro nipoti. In qualsiasi caso più della metà dei ragazzi non vogliono in alcun modo essere considerati italiani; tuttavia una leggera maggioranza (52%) di coloro che hanno parenti vicini preferisce essere considerata italiana, anche in presenza di alti valori a supporto della tesi opposta. Sezione III AMICIZIA E SUE TIPOLOGIE Tabella 8- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alla presenza di amici Frequentazione amici Molti amici Abbastanza amici Pochi amici Nessun amico Mi sento italiano 23.1 24.9 31.9 21.3 Mi sento abbastanza italiano 21.5 21.2 24.5 21.1 Mi sento poco italiano 23.7 25.1 20.0 23.1 Non mi sento italiano 31.7 28.8 23.5 34.4 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 Tabella 9- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alla tipologia di amicizie Hai più amici italiani o stranieri? Più italiani Più stranieri In egual numero Mi sento italiano 29.7 18.1 22.6 Mi sento abbastanza italiano 22.4 23.1 20.9 Mi sento poco italiano 24.7 19.7 23.7 Non mi sento italiano 23.3 39.1 32.7 Totale 100.0 100.0 100.0 L’amicizia non è decisamente una buona variabile esplicativa dell’incidenza che esercita sulla scelta del migrante. Si osserva, infatti, che vi è una costante propensione a non assimilarsi all’identità italiana con percentuali anche abbastanza elevate e che quindi il differente numero degli amici è ininfluente. Unico dato anomalo, e perciò non del tutto chiaro, è quello in corrispondenza dei bambini che dichiarano di avere pochi amici, i quali sono molto felici di sentirsi italiani (56%). Ma se si passa ad analizzare il tipo di amicizie, ovvero se si frequentano più italiani o più stranieri, si riesce a spiegare meglio la situazione; infatti circa la metà dei bambini ha un maggior numero di amici italiani e il 51% di essi è spinto ad accettare più facilmente la nostra identità. Nonostante questo emerge che essi hanno un numero minore di amici stranieri nei quali tuttavia ripongono maggiore fiducia; questa tesi è confermata dal fatto che, anche in presenza di un ugual numero di amici italiani e stranieri, la tendenza è quella di rifiutare la nostra identità (56%). LINGUA Per quanto emerge dalla distribuzione di frequenza, essa non produce nessuna informazione perché quasi il 70% della popolazione in esame non ha problemi con la nostra lingua. Questo fenomeno potrebbe essere facilmente spiegato con il fatto che i ragazzi analizzati stanno effettuando il loro processo di scolarizzazione nel nostro paese e si trovano obbligati a studiare ed a conoscere nel miglior modo possibile la lingua italiana. Si può comunque osservare, tramite la tabella di contingenza con la variabile A13 (Da quanto tempo vivi in Italia?), che all’aumentare degli anni di permanenza nel nostro paese, aumenta anche il livello di conoscenza dell’italiano. Tabella 10-Distribuzione di frequenza della variabile conoscenza lingua italiana CONOSCENZA Percentuale Bassa 29.5 Alta 66.6 Totale 96.0 Mancante 4.0 Totale 100.0 Tabella 11- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al periodo di permanenza in Italia Da quanto tempo sei in Italia? Conoscenza lingua Bassa Alta Sempre 3.5 25.5 Almeno 10 anni 3.1 13.2 5-9 anni 10.3 28.6 3-4 anni 21.1 19.5 1-2 anni 27.7 10.9 Meno di un anno 34.3 2.2 Totale 100.0 100.0 AUTOSTIMA Tabella 12- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al livello di autostima Autostima Molto alta Alta Media Bassa Molto bassa Mi sento italiano 24.9 27.0 24.1 24.1 23.6 Mi sento abbastanza italiano 24.9 20.9 20.8 21.7 21.9 Mi sento poco italiano 24.7 23.8 22.1 22.5 24.3 Non mi sento italiano 25.4 28.3 33.0 31.7 30.2 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 In generale la stima che i ragazzi delle seconde generazioni hanno di se stessi non è per niente significativa, infatti è indipendente dall’identità italiana in tutte le categorie. Ma se osserviamo il cambiamento di tendenza tra una classe e l’altra emerge un leggero incremento dei valori: man mano che l’autostima si abbassa la propensione al rifiuto si alza, passando da una media del 51% nelle classi più alte ad una media del 54% in quelle più basse. RAZZISMO Tabella 13- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al livello di razzismo percepito Percezione razzismo Alta Media Bassa Mi sento italiano 26.9 22.7 23.9 Mi sento abbastanza italiano 22.1 24.1 20.1 Mi sento poco italiano 22.7 23.1 24.3 Non mi sento italiano 28.3 30.1 31.6 Totale 100.0 100.0 100.0 L’aumento della percezione di un atteggiamento razzista nei loro confronti non provoca nelle seconde generazioni nessun effetto, né un incremento né una diminuzione dell’adesione all’identità italiana. Al diminuire di tale atteggiamento ostile nei loro confronti essi aumentano il desiderio di non essere riconosciuti come italiani; infatti solo nel 51% dei casi di alta percezione i ragazzi optano per non sentirsi italiani, cifra che diventa il 53% tra coloro che dichiarano una media percezione e infine di oltre il 56% di quelli che non vedono nessun atteggiamento discriminatorio nei loro confronti. Sezione IV COMPORTAMENTO DI ITALIANI E STRANIERI Tabella 14- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al comportamento degli italiani Ti piace come si comportano gli italiani? Si No Mi sento italiano 27.5 17.6 Mi sento abbastanza italiano 23.5 17.7 Mi sento poco italiano 23.1 22.3 Non mi sento italiano 25.9 42.4 Totale 100.0 100.0 Da questa domanda si ottengono risultati interessanti e secondo le previsioni. I ragazzi a cui piace il comportamento degli italiani accettano anche l’identità italiana, mentre quelli a cui non piace sono soggetti ad un rifiuto. Tabella 15- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al comportamento degli stranieri Ti piace come si comportano gli stranieri in Italia? Si No Mi sento italiano 23.3 27.2 Mi sento abbastanza italiano 22.7 21.2 Mi sento poco italiano 23.6 22.2 Non mi sento italiano 29.4 29.4 Totale 100.0 100.0 Non si può osservare la stessa cosa invece per quanto riguarda il comportamento degli stranieri perché, indipendentemente dalla risposta data, prevale sempre il rifiuto della nostra identità. Tabella 16- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto al comportamento degli italiani verso gli stranieri Ti piace come gli italiani si comportano con gli stranieri che vivono in Italia? Si No Mi sento italiano 26.3 23.1 Mi sento abbastanza italiano 23.2 20.7 Mi sento poco italiano 23.2 23.5 Non mi sento italiano 27.3 32.7 Totale 100.0 100.0 Si può notare, ma molto debolmente, una certa relazione anche in riferimento al comportamento degli italiani nei confronti degli stranieri che vivono in Italia, perché in corrispondenza della risposta negativa si ha il 56% delle preferenze al rifiuto e in corrispondenza della risposta affermativa si ha un’equa distribuzione delle preferenze; questa leggera differenza fa pensare che tale comportamento apporti una modificazione nelle decisioni. Tabella 17- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alle lamentele verso il comportamento degli italiani Gli adulti che vivono con te si lamentano del comportamento degli italiani? Mai A volte Spesso Molto spesso Mi sento italiano 26.2 23.6 24.2 31.0 Mi sento abbastanza italiano 22.4 21.4 21.3 23.0 Mi sento poco italiano 23.4 24.5 22.1 11.5 Non mi sento italiano 28.0 30.5 32.5 34.5 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 Tabella 18- Distribuzione del “sentimento identitario” rispetto alle lamentele verso gli stranieri in Italia Gli adulti che vivono con te si lamentano del comportamento degli stranieri in Italia? Mai A volte Spesso Molto spesso Mi sento italiano 22.4 24.3 25.6 39.9 Mi sento abbastanza italiano 22.4 21.0 24.1 17.4 Mi sento poco italiano 22.1 24.3 23.4 23.2 Non mi sento italiano 33.0 30.4 26.9 19.6 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 Queste due tabelle evidenziano un comune orientamento nei confronti del comportamento di italiani e stranieri, percepito dai genitori dei giovani immigrati, la quasi totalità dice che i genitori non si lamentano; nonostante questo non sono comunque propensi a sentirsi integrati. Questa osservazione è facilmente riscontrabile con valori che variano tra 52% e 55%. Nella classe più elevata, cioè di coloro che si lamentano molto spesso, si osserva una leggera contraddizione: essi propendono stranamente ad una accettazione dell’identità; essa è però irrilevante per la scarsità di coloro che si inseriscono in questa categoria rispetto alle altre ed alla conseguente scarsa rilevanza che essi assumono portando a trascurare questa contraddizione. 1.4) Analisi descrittive: la teoria di Berry I risultati finora ottenuti non fanno emergere con sufficiente chiarezza caratteristiche decisive nella scelta della propria identità culturale da parte dei bambini immigrati; per tale motivo vengono ora riportate ulteriori analisi facenti riferimento ad un recente contributo (Berry, 2001). L’autore classifica gli immigrati nei quattro possibili atteggiamenti presenti in letteratura considerando tre principali dimensioni delle interrelazioni sociali e culturali, ovvero: • attitudini linguistiche • rapporti interpersonali • legami con il paese d’origine. Si ritiene, infatti, che siano principalmente queste tre caratteristiche ad intervenire nel processo di formazione dell’identità. E’ utile ricordare i quattro possibili atteggiamenti, anche se sono già stati brevemente presentati nella parte introduttiva. Integrazione: accettazione e inserimento in entrambe le culture, quella del paese d’origine e quella del paese d’arrivo. Assimilazione: totale accettazione della cultura del nuovo paese e rifiuto della cultura del paese di provenienza. Separazione: accettazione della cultura del proprio paese (di provenienza), ma rifiuto della cultura del paese d’arrivo. Emarginazione: rifiuto di entrambe le culture, sia quella del paese di provenienza sia quella del paese di immigrazione. Sono state quindi costruite, per questo scopo, tre nuove variabili facenti riferimento ad alcuni aspetti di particolare importanza. Per quanto riguarda la lingua si è infatti tenuto conto non solo della lingua preferita dal bambino (A23: In quale lingua preferisci parlare?) e della sua conoscenza dell’italiano, ma anche della lingua preferita dai genitori (B9 e C9: Quale lingua preferisce parlare?) e della conoscenza che ha di essa il bambino (B10 e C10: Tu capisci bene questa lingua?), perciò ne risulta la seguente classificazione: Conoscenza italiano Lingua preferita bambino Lingua preferita genitori Comprensione lingua genitori INTEGRATI alta italiano almeno uno straniero alta alta straniero entrambi italiano alta ASSIMILATI alta italiano qualsiasi bassa alta straniero almeno uno straniero bassa SEPARATI alta straniero almeno uno straniero alta bassa italiano almeno uno straniero alta bassa straniero almeno uno straniero alta EMARGINATI bassa italiano qualsiasi bassa bassa italiano entrambi italiano alta bassa straniero qualsiasi bassa bassa straniero entrambi italiano alta Invece per le amicizie sono state considerate, come già in precedenza, la presenza di amici italiani, la presenza di amici stranieri, la frequentazione degli amici italiani e di quelli stranieri nel seguente modo: Amici italiani Amici stranieri Amici italiani Amici stranieri INTEGRATI SEPARATI Sì, spesso o sempre Sì, spesso o sempre No, mai Sì, spesso o sempre ASSIMILATI Sì, a volte Sì, spesso o sempre Sì, spesso o sempre No, mai EMARGINATI Sì, spesso o sempre Sì, a volte No, mai No, mai No, mai Sì, a volte Sì, a volte No, mai Sì, a volte Sì, a volte Infine per i legami con il paese d’origine sono stati considerati il fatto che si senta o meno italiano e se è tornato nel paese d’origine, come nella precedente analisi, mentre, anziché considerare se frequenti riunioni con i connazionali, si è considerato se ad esse ci vada volentieri, perché tale variabile è ritenuta più significativa in quanto rileva in maniera più diretta il sentimento del bambino. Innanzitutto si è proceduto alla costruzione di una prima variabile tramite la tabella di contingenza tra la variabile E15 (ci vai volentieri?) e la G29 (L’estate scorsa, sei tornato/a nella nazione da dove provengono i tuoi genitori?), ottenendo la seguente variabile: 1 contrasto Non va volentieri alle riunioni ed è tornato nel paese d’origine. Non va volentieri alle riunioni e non è tornato nel paese d’origine. Non va volentieri alle riunioni e i suoi sono di qui. 2 nulli Non va mai alle riunioni e non è tornato nel paese d’origine o i suoi sono di qui. 3 deboli Va abbastanza volentieri alle riunioni e non è tornato nel paese d’origine. Va abbastanza volentieri alle riunioni e i suoi sono di qui. Non va mai alle riunioni ed è tornato nel paese d’origine. 4 medi Va volentieri alle riunioni ma non è tornato nel paese d’origine o i suoi sono di qui. Non va mai alle riunioni ma è tornato nel paese d’origine. 5 forti Va volentieri alle riunioni e l’estate scorsa è tornato nel paese d’origine Questa variabile viene poi incrociata in una tabella di contingenza con la A14 (Ti senti italiano?) ottenendo la variabile cercata che si ripartisce nel modo seguente: Legami Ti senti italiano? Legami Ti senti italiano? INTEGRATI SEPARATI Medi Sì Medi No Forti Si Forti Non so EMARGINATI Medi Non so Contrasto No Forti No Nulli No ASSIMILATI Deboli No Contrasto Sì Contrasto Non so Nulli Sì Nulli Non so Deboli Sì Deboli Non so Le tre variabili costruite assumono così la seguente distribuzione: Tabella 19-Distribuzioni di frequenza delle variabili lingua, amicizia e legami ATTEGGIAMENTI Lingua Amici Legami Integrati 38.0 28.4 19.6 Assimilati 13.5 27.5 16.1 Separati 39.9 14.8 39.0 Emarginati 8.6 29.3 25.3 Totale 100.0 100.0 100.0 I risultati ottenuti sottolineano una particolare rilevanza per i ragazzi definibili come “integrati” dove si evidenzia una buona percentuale in corrispondenza della lingua rispetto alla quale il 38% raggiunge soddisfacenti livelli di conoscenza dell’italiano, pur non dimenticando l’idioma del paese d’origine. Anche le amicizie non sono trascurabili, anche se inferiori rispetto alla lingua, infatti, coloro che presentano tra le loro amicizie sia italiani che stranieri, e li frequentano spesso, si fermano al 28%. Se si considerano però i legami con la patria, la quota dei ragazzi che li mantengono forti, ma che allo stesso tempo si ritengono italiani, scende fino al 20%. Gli “assimilati” invece sono una categoria abbastanza debole, poiché, solo per quanto riguarda l’amicizia, riescono a raggiungere un livello soddisfacente pari al 27%, mentre per la lingua solo il 13% di essi preferisce l’italiano alla lingua madre e il 16% ha scarsi legami con il paese d’origine. Anche i “separati” però sono molto consistenti, infatti fa eccezione solo l’amicizia dove ci si ferma al 15% , mentre sia lingua che legami raggiungono il 40%. Infine è presente anche una buona percentuale di “emarginati”, soprattutto in riferimento all’amicizia e ai legami, dove si ritrovano nella prima il 30% e nella seconda un quarto di essi. La lingua non ha valori altrettanto incisivi perché, come già detto in precedenza, quasi tutti hanno appreso l’italiano in modo soddisfacente. Tutto ciò mostra quindi che, pur essendo significativa la quantità degli integrati, alla quale si aggiungono i pochi assimilati, che stupiscono in quanto rappresentano l’atteggiamento estremo, rimangono superiori i separati, cioè coloro che mantengono la cultura d’origine; inoltre sono presenti, in misura non irrilevante, anche coloro che addirittura non si collocano in nessuna delle due culture, né quella d’origine né quella d’arrivo. Proviamo ora ad effettuare alcune analisi tramite tavole di contingenza per vedere se tali distribuzioni sono influenzate da qualche particolare aspetto. Ci soffermeremo su elementi generali quali le macroaree di provenienza, il genere, la classe frequentata e la socializzazione, che è l’unica variabile che nelle precedenti analisi ha fatto emergere risultati significativi. AREE DI PROVENIENZA Tabella 20a-Distribuzione di lingua rispetto alle macroaree di provenienza Macroaree di provenienza LINGUA Est-Europa Asia Nord Africa Altri Africa America Latina Integrati 41.5 36.7 45.8 36.6 24.3 Assimilati 15.8 12.1 15.7 14.0 7.5 Separati 34.3 41.1 33.3 40.3 58.0 Emarginati 8.5 10.0 5.1 9.1 10.1 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 Tabella 20b-Distribuzione di amicizia rispetto alle macroaree di provenienza Macroaree di provenienza AMICIZIA Est-Europa Asia Nord Africa Altri Africa America Latina Integrati 29.1 26.4 27.3 33.0 28.0 Assimilati 27.8 19.3 28.0 31.3 24.3 Separati 13.9 19.8 12.0 12.8 14.5 Emarginati 29.2 34.5 22.7 22.9 33.2 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 Tabella 20c-Distribuzione dei legami rispetto alle macroaree di provenienza Macroaree di provenienza LEGAMI Est-Europa Asia Nord Africa Altri Africa America Latina Integrati 20.1 18.0 28.1 19.8 11.9 Assimilati 13.2 19.0 17.3 23.6 13.8 Separati 43.3 36.2 40.1 34.6 33.9 Emarginati 23.4 26.8 14.5 22.0 40.4 Totale 100.0 100.0 100.0 100.0 100.0 Relativamente alle macroaree di provenienza si notano delle forti differenze di tendenza rispetto alle tre variabili osservate: inizialmente con la lingua vi sono valori simili ed elevati tra integrati e separati, poi con l’amicizia si ha una maggiore equità tra integrati ed assimilati, ma con valori leggermente inferiori rispetto ai precedenti ed emergono in modo significativo gli emarginati con una media del 32%; infine con i legami si ha la netta predominanza di emarginati e separati con valori molto simili tra loro ed elevati, ottenendo quindi un ribaltamento della situazione rispetto alla lingua. Oltre a questa lettura trasversale tra le tre variabili si possono mettere in luce altri aspetti, quale per esempio l’America Latina che è il paese con più alta problematicità perché ha le maggiori percentuali di emarginati/separati (i separati rispetto alla lingua sono il 58%). Vi sono poi l’Est Europa e il Nord Africa che risentono della maggior vicinanza geografica, infatti, pur essendo in linea rispetto alle altre aree presentano valori maggiori per l’integrazione, per quanto riguarda la lingua, e per la separazione, per quanto riguarda i legami (in entrambi i casi superiori al 40%). GENERE Tabella 21-Distribuzione di lingua rispetto a genere, amicizia rispetto a genere e legami rispetto a genere LINGUA Maschio Femmina AMICIZIA Maschio Femmina LEGAMI Maschio Femmina Integrati 38.7 37.2 Integrati 36.1 19.2 Integrati 21.1 18.0 Assimilati 13.5 13.6 Assimilati 27.7 27.5 Assimilati 16.0 16.0 Separati 37.8 42.2 Separati 13.1 16.6 Separati 37.0 41.3 Emarginati 10.1 6.9 Emarginati 23.1 29.4 Emarginati 25.9 24.8 Totale 100.0 100.0 Totale 100.0 100.0 Totale 100.0 100.0 CLASSE FREQUENTATA Tabella 22-Distribuzione di lingua rispetto a classe, amicizia rispetto a classe e legami rispetto a classe Classe Classe Classe LINGUA Prima Seconda Terza AMICIZIA Prima Seconda Terza LEGAMI Prima Seconda Terza Integrati 36.6 39.4 38.0 Integrati 27.6 28.6 29.0 Integrati 24.2 18.7 15.2 Assimilati 12.5 14.5 13.4 Assimilati 29.1 27.9 25.2 Assimilati 15.8 16.1 16.4 Separati 42.2 37.7 39.7 Separati 13.3 13.3 18.3 Separati 40.8 38.8 37.2 Emarginati 8.6 8.3 8.8 Emarginati 30.0 30.2 27.4 Emarginati 19.2 26.3 31.3 Totale 100.0 100.0 100.0 Totale 100.0 100.0 100.0 Totale 100.0 100.0 100.0 Sia per genere che per classe frequentata la situazione è la stessa che si presenta con le aree di provenienza, infatti, in base alla lingua vi è una sostanziale parità tra integrati e separati, passando all’amicizia la parità addirittura la si osserva tra integrati , assimilati ed emarginati e infine con i legami si ha una predominanza di separati ed emarginati. Queste osservazioni valgono per entrambi i generi e per tutte le tre classi, ciò significa che non ci sono differenti comportamenti in base alle classi e che quindi esse non influenzano la scelta. SOCIALIZZAZIONE Tabella 23a-Distribuzione di lingua rispetto a socializzazione LINGUA Italiana (arrivo prescolare) In parte italiana (arrivo prima 10 anni) Altrove Integrati 52.2 45.8 21.7 Assimilati 17.8 13.7 9.2 Separati 27.7 36.2 52.9 Emarginati 2.3 4.3 16.2 Totale 100.0 100.0 100.0 Tabella 23b-Distribuzione di amicizia rispetto a socializzazione AMICIZIA Italiana (arrivo prescolare) In parte italiana (arrivo prima 10 anni) Altrove Integrati 29.9 33.3 23.7 Assimilati 36.4 29.7 18.8 Separati 10.4 11.9 20.6 Emarginati 23.3 25.2 36.9 Totale 100.0 100.0 100.0 Tabella 23c-Distribuzione di legami rispetto a socializzazione LEGAMI Italiana (arrivo prescolare) In parte italiana (arrivo prima 10 anni) Altrove Integrati 26.2 19.1 12.8 Assimilati 24.1 14.7 8.4 Separati 31.2 40.9 46.6 Emarginati 18.6 25.3 32.3 Totale 100.0 100.0 100.0 Infine la socializzazione ci fornisce delle informazioni utili, come nelle precedenti analisi: si riscontra un differente comportamento tra coloro che hanno effettuato tale processo almeno in parte in Italia e coloro che l’hanno effettuato completamente all’estero. In riferimento alla lingua, i primi si schierano in media per il 50% tra gli integrati, mentre i secondi per il 53% tra i separati; in riferimento all’amicizia i primi si schierano equamente tra integrati ed assimilati, mentre i secondi per il 37% addirittura tra gli emarginati. L’unica eccezione si riscontra per i legami dove, come nelle precedenti situazioni, si trova una predominanza tra separati ed emarginati, in tutte le classi, anche se in questo caso si ha un leggera propensione alla separazione. Vi è quindi una maggiore tendenza ad essere integrati tra coloro che hanno avuto un processo di socializzazione interamente o parzialmente in Italia. CAPITOLO II: regressione logistica multinomiale In questo capitolo vengono presentati i risultati della regressione logistica multinomiale, la quale prevede, diversamente dalla regressione logistica semplice, la possibilità di avere una variabile dipendente non dicotomica, in pratica con più di due modalità. Questo tipo di regressione prende come riferimento una modalità prestabilita e la confronta con le altre modalità calcolando un numero di modelli pari a quello delle modalità della variabile dipendente meno una (quella di riferimento). 2.1) La variabile dipendente Per la regressione si è utilizzata una variabile dipendente differente da quella delle analisi descrittive del precedente capitolo. Si è fatto riferimento, infatti, alle tre variabili costruite successivamente in base all’approccio di Berry: lingua, amicizia e legami. Innanzi tutto si è provveduto a trasformare le stesse riducendo le modalità da quattro a due tramite l’unione di integrati con assimilati ed emarginati con separati. Sono state poi incrociate queste tre variabili tramite una tabella di contingenza e in base ad essa è stata costruita la variabile dipendente in questo modo: INTEGRATI Integrati rispetto a tutte le tre variabili. Integrati rispetto ad amicizia e legami, ma non integrati rispetto alla lingua. PARZIALMENTE INTEGRATI Integrati rispetto alla lingua e all’amicizia, ma non rispetto ai legami. Integrati rispetto a lingua e legami, ma non rispetto all’amicizia. Integrati solo rispetto all’amicizia e non rispetto a lingua e legami. Integrati solo rispetto a legami e non rispetto a lingua e amicizia. NON INTEGRATI Integrati solo rispetto alla lingua e non rispetto ad amicizia e legami. Non integrati rispetto a tutte e tre le variabili. 2.2) Le variabili esplicative considerate Per spiegare tramite il modello logistico la volontà o meno di integrarsi e, quindi, di assumere un’identità culturale che mantiene o meno quella d’origine e sviluppa quella italiana, sono stati presi in considerazione vari fattori. La maggior parte di essi non è stata considerata finora nel corso dell’elaborato: questa scelta è dovuta ai risultati delle precedenti analisi, i quali hanno mostrato l’assenza di questi ultimi nel processo di integrazione e formazione dell’identità culturale. Ne sono stati in ogni modo mantenuti alcuni, che, nonostante tutto, sono ritenuti elementi di notevole importanza, ovvero:  la socializzazione, unico elemento ad aver dato ottimi risultati;  il genere;  la percezione da parte del bambino di un atteggiamento razzista nei suoi confronti;  le macroaree di provenienza;  il livello di istruzione dei genitori. I nuovi fattori analizzati, che per qualche motivo potevano essere ritenuti utili nel processo di integrazione, sono quelli di seguito riportati.  La dimensione del comune di appartenenza della scuola, ritenendo, in mancanza di dati più diretti in proposito, che la maggior parte dei bambini risieda nel medesimo comune. Questa variabile è stata scelta perché è ipotizzabile che nei comuni di dimensione più piccole sia maggiore l’influenza di pensiero tra le persone, a causa proprio della loro ristretta numerosità, e che, quindi, ci sia una maggiore pressione verso l’integrazione.  Il fatto che la madre sia una lavoratrice potrebbe essere un’ulteriore fonte di contatti con l’esterno e, di conseguenza, con mondi e realtà differenti che possono spingere verso l’integrazione.  Vive con fratelli o sorelle?  Ritiene importante essere in grado di cavarsela da soli.  Ritiene importante avere una famiglia ricca.  Ritiene importante essere religiosi. La variabile dimensione comune è stata ottenuta partendo dalla A3 (In che paese o città si trova la tua scuola?) alla quale è stata associata una variabile indicante il numero di abitanti del comune (dati ricavati dal sito istat); quest’ultima è stata poi trasformata in classi: piccoli (<10000 abitanti), medi (tra 10000 e 50000 abitanti), grandi (tra 50000 e 300000 abitanti) e infine molto grandi (>300000 abitanti). Le altre variabili derivano dir

Metodologia
Analisi statistica con SPSS

Sintesi
Politiche migratorie

Aree di interesse
Ricerca/Statistica


Torna all'elenco delle tesi di laurea

 

 

 
Aggiornamenti
Logo Osservatorio Regionale per l'integrazione e la multietnicità

 

ItalianoItaliano
EnglishEnglish


Twitter
La Fondazione Ismu è su Twitter

la newsletter di Ismu, ISMUnews
La newsletter della Fondazione Ismu

Iscriviti alla newsletter 

la newsletter di Ismu, ISMUnews
I fatti di cronaca segnalati dalla nostra redazione

In evidenza

Consegna del

Diploma ai benemeriti della Cultura e dell'Arte

Conferito dal Presidente della Repubblica
a
CESAREO prof. Vincenzo

Motivazioni:

"Per il qualificato contributo offerto, con la ricerca scientifica e l'attività didattica,
agli studi sui processi di mutamento culturale in Italia,
con particolare attenzione agli aspetti della multiculturalità e della globalizzazione,
oltre che per l'impulso da lui dato allo sviluppo delle scienze sociali".






10 maggio 2013
Consegnato dal nostro
Segretario Generale


Premio al miglior film

23° Festival del
Cinema Africano, d'Asia e
America Latina



Roma, 14 maggio 2013

Anticipazioni dei risultati
di una ricerca Ismu-Censis

per il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali


Boom di badanti nelle case degli italiani:

sono 1 milione e 655mila,

+ 53%in dieci anni







Youth & MI: Media, Interculture, MIlanFilm Forum per
giovani europei
Milano, 16-26 luglio
2013
Per partecipare/informazioni



Nella sezione
"Pubblicazioni-Strumenti"

online le guide

L'italiano per...prepararsi all'esame della patente

L'italiano per...la salute e la sicurezza sul lavoro

L'italiano per...avviare un'impresa





Distribuzione della

Guida per il migrante peruviano

maggio 2013

Calendario




Seminario

"Uno di noi.

Il Difensore regionale per tutti i cittadini"

Giovedì 16 maggio 2013
9.30-12.30
Sala stampa del Consiglio regionale della Lombardia
Palazzo Pirelli - Via F. Filzi 22, Milano



Martedì 26 marzo 2013
ore 9.00-17.30




L'immigrazione in Lombardia

Presentazione del
Dodicesimo rapporto dell'Osservatorio Regionale
per l'integrazione e la multietnicità

Sala Convegni 2
Palazzo Regione Lombardia
Piazza città di Lombardia 1 Milano


Comunicato stampa
1. Rapporto 2012
2. L'immigrazione straniera in Lombardia. Rapporto 2012
3. Misurare l'integrazione nelle classi multietniche. Rapporto 2012
I volumi 1 e 2 si possono richiedere a
pubblicazioni@ismu.org




Multiciplities

Conoscere e osservare la Milano plurale

Aprile-maggio 2013

Programma
Da La Repubblica...
Iscrizione online





Concorso di scrittura Immicreando 2013

ESSERE ITALIANI

Persone, culture, nuove appartenenze

nell'Italia che cambia

Aperte le iscrizioni




Corso di formazione per docenti

L’insegnamento dell’Italiano Lingua 2 ad adulti: preparare e prepararsi alla certificazione

Il corso che si terrà in 5 sedi Milano, Bergamo. Como, Mantova, Pavia, Varese, nell'ambito del progetto Certifica il tuo italiano 5° edizione 


Presentazione del Portale Integrazione Migranti



Iniziano i corsi di “Didattica dell’italiano L2 per adulti stranieri” rivolti a docenti, operatori e volontari organizzati dalla Fondazione Ismu nell’ambito del progetto

Vivere in Italia

nelle province di Milano, Bergamo, Cremona, Lecco, Lodi, Sondrio



Progetto Bibli@rete

La Fondazione ISMU partecipa a Bibliorete, un progetto nato dalla collaborazione di alcune biblioteche tematiche che hanno deciso di organizzarsi come «rete nella rete», creando un punto unico di accesso ai loro cataloghi.



Orari di apertura del
Centro Documentazione

Lunedì, Mercoledì, Giovedì
9.30 - 16.00

Martedì
9.30 - 17.30

Servizi di consulenza-Sportelli 



Repertorio tesi e curricula
Inserisci qui il tuo curriculum / tesi

 
 

© Fondazione ISMU - Via Copernico, 1 - 20125 Milano - Centralino: 02.6787791 - Fax: 02.67877979 - Codice Fiscale: 97128780158

 
webdesign by bloom design web design by bloom