17/02/2011 - ISMUnews newsletter 25
2. LE METROPOLI ITALIANE COME POLI DI PRIMA MIGRAZIONE
Nel 2008 le dieci maggiori città italiane per numero di immigrati hanno perso residenti a favore dei propri hinterland provinciali: Roma (-15,6 mila unità), Milano (-8,4 mila), Torino (-6,6 mila), Palermo (-3,2 mila), Napoli (-2,9 mila), Bologna (-2,7 mila), Verona (-2,4 mila), Catania (-1,8 mila), Firenze (-1,7 mila) e Venezia (-1,3 mila). Le stesse città però sono in attivo nel bilancio parziale con l’estero, per un totale di 74,2 mila unità (29,8 mila per la sola Roma, 13,2 mila per Torino, 7,8 mila per Milano).
Tali dieci comuni, oltre al passivo di 46,6 mila unità complessive con i rispettivi hinterland, segnano nel 2008 un bilancio in negativo di ulteriori 9,9 mila unità nel saldo con le altre province delle proprie regioni, con valori superiori per Roma (-3,3 mila) e Milano (-3,2 mila). I numeri dimostrano che le metropoli italiane sono ancora poli d’attrazione di prima immigrazione dall’estero. Una volta superata la prima fase di integrazione e inserimento (fase due) gli immigrati si spostano, magari con il partner appena ricongiunto, o il figlio nascituro, verso l’hinterland o le province più prossime, alla ricerca di una soluzione d’alloggio autonoma, meno piccola, a prezzi più contenuti, a parità di lavoro svolto.
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