Le modifiche al t.u. approvate dal Parlamento nel luglio del 2002 sembrano trovare quasi tutte giustificazione nell'obiettivo di riportare nella legalità un fenomeno quale quello migratorio che negli ultimi anni si è per svariate ragioni sviluppato per lo più al di fuori della legalità (non dimentichiamo che persino buon parte degli extracomunitari oggi 'in regola' non sono altro che 'irregolari' che hanno approfittato di provvedimenti di sanatoria).
Troviamo, a riguardo, anzitutto una riduzione delle chances di ingresso e soggiorno attraverso:
- la cancellazione della possibilità di ingresso per ricerca di lavoro ovvero tramite sponsor (attraverso la sostituzione dell'art.23 t.u. con un nuovo testo che non prevede più tale chance, vd. art.19 della legge di riforma);
- la previsione, per ogni richiesta di assunzione di straniero residente all'estero, della previa verifica della disponibilità di lavoratori italiani per la relativa posizione (vd. il nuovo comma 4 dell'art.22 t.u. introdotto dall'art.18 della legge di riforma);
- una riduzione delle chances di ricongiungimento (attraverso modifiche dell'art.29, vd. art.23 della legge di riforma);
- una minor durata dei permessi (vd. il nuovo comma 4 dell'art.5 t.u. introdotto dall'art.5 della legge di riforma).
Troviamo, poi, un irrigidimento del sistema sanzionatorio con, anzitutto, la previsione dell'espulsione coattiva degli irregolari come regola (vd. il nuovo comma 4 dell'art.13 t.u. introdotto dall'art.12 della legge di riforma) laddove le norme previgenti la configuravano come sanzione eccezionale.
Tali modifiche del t.u. si riveleranno adeguate rispetto all'obiettivo di ricondurre nella legalità il fenomeno migratorio?
È lecito nutrire preoccupazioni a riguardo.
Ogni riduzione delle chances di ingresso e soggiorno legale non solo non comporta una diminuzione degli ingressi e dei soggiorni irregolari (e come potrebbe? Si tratta di misure che penalizzano solo coloro che assumono il rispetto della legge come un valore o comunque un'opportunità) ma addirittura rischia di portare ad un aumento degli ingressi e dei soggiorni irregolari perché essendo molto forti la 'domanda' di lavoratori stranieri, da un lato, e la propensione di parecchi stranieri ad entrare e soggiornare nel paese, dall'altro, il ridursi delle chances legali comporta uno slittamento dal campo del legale al campo, appunto, dell'illegale.
Va poi osservato che i maggiori oneri burocratici che deriveranno dalle nuove norme - si pensi al moltiplicarsi delle procedure di rinnovo per la minor durata dei permessi - oltre rivelarsi inevitabilmente costosi potrebbero non dare apprezzabili benefici sul piano della legalità e rivelarsi a riguardo addirittura in qualche caso controproducenti. A che servirà, ad esempio, la verifica della disponibilità di lavoratori italiani nelle molte zone del paese i cui non ve ne sono di idonei e disponibili per i lavori offerti agli stranieri? E a che servirà moltiplicare i controlli ai tappeto su tutti i permessi con più frequenti rinnovi (e si tratterà di decine di migliaia di domande in più l'anno che andranno ad oberare le questure)? Non sarebbe stato meglio introdurre regole tali da consentire di concentrare le risorse su verifiche mirate ai pochi casi 'sospetti'?
L'obiettivo di ridurre ingressi e soggiorni irregolari rischia poi di essere almeno in parte vanificato dalla prevista sanatoria di colf e 'badanti' (vd. art.33 della legge di riforma) e, ancor più, dal dichiarato accordo politico per una sanatoria generalizzata da introdurre a latere dell'entrata in vigore della riforma del testo unico.
Ogni sanatoria, infatti, lancia agli stranieri messaggi che giocano a sfavore del rispetto della legge.
Anzitutto, la sanatoria, per definizione, premia i 'furbi' avvantaggiandoli rispetto agli onesti. Date due persone con permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato, se l'una ha abbandonato il paese rispettandone le leggi e l'altra è rimasta non rispettandole la sanatoria premierà quest'ultima dandole la possibilità di restare legalmente mentre l'altra, uscita, resterà fuori.
Inoltre, il reiterarsi delle sanatorie, le due de quibus saranno infatti le ennesime, fa sorgere la ragionevole aspettativa che altre ve ne saranno in futuro e dunque incentiva gli ingressi e i soggiorni irregolari







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