Fin dal momento della sua istituzione, avvenuta nel 1991, l'ISMU ha rivolto una particolare attenzione al tema del lavoro, nella consapevolezza che quella economica costituisce una delle principali dimensioni dell'integrazione, e che il lavoro rappresenta la strada maestra per legittimare la presenza degli immigrati e favorire la pacifica convivenza.
Le ricerche e gli studi promossi dall'ISMU e realizzati col concorso di vari collaboratori hanno dato un contributo fondamentale alla conoscenza dei processi d’incorporazione dei migranti nel mercato del lavoro italiano, consentito lo sviluppo di piste interpretative ampiamente recepite dal dibattito scientifico e mass-mediologico, costituito un punto di riferimento anche per gli studiosi stranieri e le agenzie internazionali.
All'inizio degli anni ’90, le nostre analisi hanno contribuito a dare risalto e visibilità al fenomeno, fino ad allora in buona misura “invisibile”, della partecipazione degli immigrati all’economia regolare, censendo gli orientamenti dei diversi attori coinvolti nel processo d’integrazione – con particolare riguardo al sistema delle imprese – e segnalando come l'integrazione abitativa e sociale costituisse un ingrediente fondamentale ai fini dello stesso successo dell’inserimento lavorativo.
Successivamente, le attività di ricerca compiute dal settore Economia e Lavoro, divenuto nel frattempo punto di riferimento per studiosi e operatori dell’informazione, si sono dapprima concentrate su:
- il fenomeno, allora incipiente, dell’imprenditorialità nata dall’immigrazione, uno dei temi che più appassionano gli studiosi delle migrazioni a livello internazionale,
- la formazione professionale a sostegno dei percorsi di inserimento lavorativo e di progressione professionale;
- gli orientamenti degli immigrati verso il rientro in patria;
- le rimesse e la capacità di risparmio.
Quindi, su alcuni lati “oscuri” del processo d’inclusione:
- l’economia informale, nelle sue molteplici sfaccettature e nelle sue relazioni con l'economia formale;
- la questione della discriminazione, di grande attualità a livello internazionale, oggetto di alcune importanti direttive europee, ma quasi completamente assente nel dibattito italiano;
- la segregazione occupazionale, in specie quella che colpisce le donne immigrate.;
- il ruolo delle reti etniche, di cui si è rilevata la valenza nel facilitare l’inserimento occupazionale degli stranieri, nel connettere gli immigrati alle istituzioni pubbliche e di privato sociale, ma denunciandone anche l’ambivalenza e gli effetti perversi e l’intreccio con le politiche di governo delle migrazioni da lavoro.
Infine, si è prestata attenzione alla stima dei fabbisogni di manodopera d'importazione, alla programmazione degli ingressi e alle relative politiche, temi che sono stati discussi in alcuni approfondimenti monografici realizzati in collaborazione con Unioncamere.
Più di recente, lo spettro dei fenomeni e dei processi indagati si è ampliato fino a ricomprendere:
- la transizione al lavoro delle seconde generazioni nate dall’immigrazione.;
- la transizione al lavoro dei giovani in uscita dal sistema penale;
- il diversity management;
- l’impatto della recessione internazionale.
Inoltre, d'intesa con Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sono state promosse specifiche analisi su:
- l’operazione di legalizzazione del lavoro irregolare degli extracomunitari lanciata nel 2002;
- il ruolo delle politiche attive del lavoro a sostegno del processo di inserimento e promozione professionale degli immigrati;
- gli esiti occupazionali della regolarizzazione nel medio periodo.
Nell’ambito delle attività dell'Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità, coordinato dall'ISMU, oltre a monitorare costantemente, attraverso una survey unica nel suo genere a livello internazionale, la condizione occupazionale degli immigrati in Lombardia, i canali d’accesso all’impiego, i tipi di lavoro svolto, la capacità di reddito e le aspirazioni professionali dei migranti, si è proceduto ad approfondire temi particolarmente innovativi, quali:
- il ruolo dei centri pubblici per l'impiego alla luce della riforma che ne ha ridefinito compiti e strategie organizzative;
- la problematica della disoccupazione, analizzata tanto in termini generali, quanto in riferimento ad alcuni segmenti specifici (donne al seguito, adulti, seconde generazioni, immigrati ad elevata qualificazione);
- il ruolo del lavoro immigrato nell'ambito della struttura occupazionale della Lombardia.;
- la domanda di lavoro immigrato;
- i percorsi di mobilità occupazionale dei lavoratori stranieri.
Di particolare interesse sono, infine, alcuni percorsi pluriennali di ricerca.
Il primo di questi – conseguente a un’intesa/deliberazione sottoscritta dalla Fondazione Ismu e dalla Camera di Commercio di Milano nel maggio 2007 – ha come oggetto di indagine il lavoro autonomo e imprenditoriale degli immigrati nella Provincia di Milano e le sue dinamiche di sviluppo.
Il secondo è il progetto Migrants’ Associations and Philippine Institutions for Development (MAPID), sostenuto dall’Unione Europea nell’ambito del programma Aeneas (assistenza tecnica e finanziaria a paesi terzi nel campo della migrazione e dell’asilo) e condotto in tre paesi – le Filippine, l’Italia e la Spagna – con lo scopo di promuovere la conoscenza della relazione tra migrazioni e sviluppo tra le associazioni di migranti e le istituzioni filippine e favorire la cooperazione tra associazioni di migranti ed istituzioni governative nazionali e locali nelle Filippine.
Il terzo percorso di ricerca, iniziato sempre nel 2007, è incentrato sul problema degli infortuni sul lavoro occorsi agli immigrati nella Provincia di Sondrio. Dopo una prima ricognizione dei dati, il percorso si è orientato verso la ricostruzione del quadro statistico e informativo del fenomeno infortunistico e la mappatura delle attività di (in)formazione, sensibilizzazione e prevenzione. Sulla scorta delle informazioni raccolte ha preso quindi avvio un’indagine mirata a gettare luce sugli infortuni occorsi agli stranieri in ambito domestico.
Da ultimo, nel 2009, ha preso avvio una ricerca sul diversity management, un paradigma, ancora poco diffuso in Italia, secondo il quale la valorizzazione delle differenze etniche e culturali rappresenta una leva strategica per l’incremento della capacità creativa e innovativa delle organizzazioni. Il primo step del piano di indagine in questione è costituito da un’analisi esplorativa, in fase di conclusione, su un campione di imprese italiane che hanno adottato pratiche di diversity management. L’obiettivo è quello di arrivare, proprio a partire dalle informazioni raccolte in sede di rilevazione, da un lato, a cogliere la centralità del tema in una società e in un mercato del lavoro in cui l’universalismo dei modelli manageriali è stato messo in discussione dalla globalizzazione e dalla crescente mobilità internazionale del lavoro; dall’altro lato, a proporre una serie di indicazioni operative per la diffusione nel nostro paese dell’approccio del diversity management nella prassi organizzativa.







Italiano
English







